Frana Genova

MALTEMPO: STRADA FRANA A GENOVA E TRASCINA GIU' AUTO

fonte: CORRIERE DELLA SERA

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la Collera

L’immagine dei 10.000 caschetti gialli, distribuiti accuratamente sul selciato di piazza Affari, è tristemente l’icona dei 10.000 posti di lavoro persi nel campo delle costruzioni. La collera degli imprenditori, dei professionisti, delle associazioni e degli addetti ai lavori del settore edile non si è conclusa in una giornata, ma prosegue attraverso internet e, in particolare, attraverso il sito www.lagiornatadellacollera.org.

Noi sosteniamo le idee che ANIT riassume in questi quattro punti:

1) LA QUALITA’ dell’edilizia che deriva dalla qualificazione di chi vi opera.

2) LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA del patrimonio edilizio nazionale vista come un’occasione per rilanciare il settore e come opportunità di risparmio per gli utenti finali e di aiuto alla tutela ambientale.
3) NUOVI EDIFICI EFFICIENTI di migliore qualità che forniscano migliore confort, migliore gestione, risparmio energetico effettivo ma soprattutto risparmio economico subito visibile in bolletta.
4) UN MERCATO NON AL RIBASSO, è necessario non solo il controllo della qualità ma anche dei costi proposti imponendo, se possibile, un minimo sotto cui non può essere garantita la qualità dell’opera.

Vogliamo però aggiungere che l’edificio deve anche essere SICURO. Il patrimonio edilizio italiano è infatti costituito da edifici esistenti progettati e verificati solo in campo statico e non dinamico, che potrebbero non garantire una prestazione adeguata a seguito di un sisma.

I clienti, le persone che non operano nel settore, devono essere informate. Devono sapere cosa stanno comprando e/o affittando. La casa, l’ufficio, il magazzino ecc. sono investimenti che DEVONO durare negli anni. Il nostro quinto punto è quindi:

5) LA RIQUALIFICAZIONE DEL COSTRUITO attraverso interventi di ADEGUAMENTO, MIGLIORAMENTO e RIPARAZIONI o INTERVENTI LOCALI secondo NTC 2008.

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Bozza di delibera del CIPE

Il documento si intitola “Linee strategiche per l’adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio” . Contiene solo due articoli che riassumono, in pochi punti, la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile, la messa in sicurezza del territorio e le misure urgenti da adottare per la salvaguardia.

Entro il 1 marzo 2013  il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con i Ministri delle politiche agricole e forestali, delle infrastrutture e dell’economia e finanze, sentita la Conferenza unificata, presenta al CIPE  la Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici […]

Il piano di emergenza riguarda, essenzialmente, la costituzione di un’Autorità di Bacino Distrettuale e il divieto dell’uso, ai fini residenziali, produttivi o per servizi e infrastrutture, delle zone classificate R4 (Aree a rischio idrogeologico molto elevato) “fino alla adozione da parte delle amministrazioni competenti delle misure di prevenzione”.

Le aree R4 sono classificate all’interno del PAI (Piani di Assetto Idreogeologico). Questi piani sono stati istituiti con la legge legge 267/98, aggiornamento della 183/89 avvenuto a seguito dei tragici fatti di Sarno. La 267/98 introduce un ulteriore strumento, il Piano Straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato (PS267), per rispondere in termini più efficaci ad eventi che hanno dinamiche molto più rapide rispetto a quelle che può avere una pianificazione di bacino. Viene così introdotta la perimetrazione delle aree a rischio (idraulico e da frana). L’individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio è stata effettuata attraverso la collaborazione fra le stesse Autorità di Bacino, i Servizi tecnici regionali centrali e periferici e i comuni interessati. Tali perimetrazioni sono state recepite dai piani di bacino per l’assetto idrogeologico, approvati ai sensi della L.183/89, che a loro volta hanno introdotto ulteriori aree a rischio individuate a seguito di approfondimenti o recenti eventi alluvionali.

Si rileva che l’area italiana sia costituita per il 10% da zone ad elevata vulnerabilità per rischi di frane e alluvioni (circa 29500 kmq). Quest’area colpisce  l’89% dei Comuni (6631).

Da Ministero dell’Ambiente e Regione Toscana un programma pilota sul rischio idrogeologico

Aree ad alta criticità idrogeologica e Comuni interessati

 

Articolo INGV

Vogliamo porre alla vostra attenzione l’articolo pubblicato sul blog dell’INGV il 24 dicembre e in particolare questa citazione, che riassume i nostri principi:

” Ci rivolgiamo al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e alla Regione dicendo che l’unica difesa, oggi, è quella di incentivare le attività di prevenzione (rafforzare gli edifici) e di pianificazione. Fare il punto e investire in questi campi. Non investire in questi campi alla lunga si paga. “

F. Barberi, riunione CGR 31 Marzo 2009

Buona lettura.